Più forte del destino: Carlini, l’alta montagna dopo un doppio trapianto

Lo scrittore ci racconta il suo ‘I battiti della montagna’ in cui parla del ritorno alla montagna dopo il trapianto di cuore e rene. “Non potrò mai dimenticare quando a 12 anni mi dissero: potrai fare al massimo il topo da biblioteca”

Un’automobile sfreccia all’alba nella pianura ancora immersa nel silenzio. Una speranza di salvezza piena di incognite. Un cuore che sta per smettere di battere e uno che sta per dargli una nuova vita. Il neon dei corridoi di un ospedale. La visione di montagne maestose fra le luci dei macchinari, prima che l’anestesia spenga ogni senso. L’inizio del libro di Alessandro Carlini, I battiti della montagna (pp. 192, 18 euro, CAI Edizioni 2026, prefazione di Enrico Camanni), emoziona per la capacità di cogliere al contempo tutta la fragilità e la forza degli esseri umani. 
Dentro c’è una storia che vale la pena conoscere: quella di un ragazzo che a 12 anni inizia a soffrire di scompenso cardiaco e a 50 anni si trova a salire a 3500 metri con un cuore e pure un rene nuovo, visto che nel frattempo la malattia ha compromesso anche quello. Per chi subisce un doppio trapianto, in gergo tecnico un “trapianto combinato”, non è un esito scontato, anzi, possiamo dire che è straordinario: la dimostrazione che il cuore non è solo un organo, che il corpo non è solo chimica, che ogni pronostico medico deve fare i conti con la voglia di vivere. 

Foto cover: Alessandro Carlini.

Leggi l’intervista a Alessandro Carlini sullo Scarpone.

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